Bambini e schermi: la proposta italiana e la contestazione UE a TikTok
Il tema della tutela dei minori nel mondo digitale torna al centro dell'attenzione su due fronti paralleli. In Italia prosegue l'iter di una proposta di legge depositata al Senato per vietare l'uso di dispositivi digitali ai bambini sotto i tre anni. Sul piano europeo, nel frattempo, la Commissione Europea ha formalmente contestato a TikTok gravi carenze nella sicurezza degli account utilizzati dai minorenni, con il rischio di una sanzione economica molto pesante.
La proposta italiana: che cosa prevede
Come già raccontato nei giorni scorsi, al Senato è stato depositato un disegno di legge intitolato "Disposizioni per la regolamentazione dell'esposizione ai dispositivi digitali nei bambini e nelle bambine da zero a tre anni", presentato con il sostegno della Società Italiana di Pediatria e della Fondazione Terre des Hommes Italia. Il testo punta a vietare l'uso di smartphone e tablet nei primissimi anni di vita, sulla base di evidenze scientifiche che collegano un'esposizione digitale troppo precoce a possibili ritardi nello sviluppo del linguaggio e dell'attenzione. Si tratta, è bene ricordarlo, di una proposta ancora in fase di esame parlamentare, non di una legge già in vigore.
Il fronte europeo: che cos'è il Digital Services Act
Parallelamente, arriva una notizia distinta ma collegata dallo stesso tema di fondo: la protezione dei più giovani online. La Commissione Europea ha inviato a TikTok le conclusioni preliminari di un'indagine condotta nell'ambito del Digital Services Act (spesso abbreviato con la sigla DSA), il regolamento europeo che impone alle grandi piattaforme digitali obblighi precisi in materia di sicurezza, trasparenza e tutela degli utenti, con particolare attenzione proprio ai minorenni.
Il problema principale: gli account pubblici dei minori
Il nodo centrale contestato dall'esecutivo europeo riguarda la possibilità, per gli utenti minorenni di TikTok, di impostare fin dalla creazione dell'account il proprio profilo come "pubblico". Questa impostazione rende i contenuti pubblicati visibili a chiunque, incluse persone che non possiedono nemmeno un account sulla piattaforma. Secondo la Commissione, questa configurazione espone i più giovani a rischi concreti come contatti indesiderati, episodi di cyberbullismo o, nei casi più gravi, comportamenti predatori da parte di adulti malintenzionati.
Il feed "Per te" e la raccomandazione dei contenuti
Un secondo elemento contestato riguarda il funzionamento del cosiddetto feed "Per te", ovvero il flusso di video che l'algoritmo della piattaforma propone automaticamente agli utenti in base ai loro interessi. Secondo l'indagine europea, i contenuti pubblicati dai minori più grandi, tra i 16 e i 17 anni, con account pubblici possono essere raccomandati attraverso questo stesso meccanismo ad altri utenti della piattaforma, amplificandone involontariamente la visibilità ben oltre la cerchia di conoscenti del giovane autore.
Anche gli account privati presentano criticità
La Commissione ha rilevato un problema ulteriore, che riguarda anche i minori che scelgono di impostare il proprio account come privato: anche in questo caso, i loro profili restano facilmente rintracciabili attraverso gli elenchi delle persone seguite e dei follower di altri utenti, mentre la fotografia del profilo rimane comunque visibile pubblicamente, indipendentemente dalle impostazioni di privacy scelte dall'utente.
Le parole della Commissione Europea
Commentando le conclusioni preliminari dell'indagine, la vicepresidente della Commissione Europea per la sovranità tecnologica, Henna Virkkunen, ha dichiarato che "i minori meritano un'esperienza sicura fin dal momento in cui si connettono a Internet", aggiungendo che "un elevato livello di protezione non dovrebbe essere un'opzione, ma la norma". Parole che riassumono bene la filosofia di fondo del regolamento europeo sui servizi digitali applicato alle piattaforme più utilizzate dai giovanissimi.
La risposta di TikTok
Da parte sua, un portavoce di TikTok ha replicato alle contestazioni sottolineando che gli account dei più giovani utenti dispongono, fin dal momento della loro creazione, di oltre cinquanta funzioni preimpostate dedicate alla privacy e alla sicurezza. La piattaforma avrà ora la possibilità di esaminare in dettaglio la documentazione raccolta dalla Commissione nel corso dell'indagine e di rispondere formalmente per iscritto alle contestazioni ricevute.
Le prossime tappe della procedura e i rischi economici
Dopo la risposta di TikTok, verrà consultato anche il Comitato europeo per i servizi digitali, l'organismo che riunisce le autorità nazionali competenti in materia. Qualora le contestazioni della Commissione venissero confermate in via definitiva, l'esecutivo europeo potrebbe adottare una formale decisione di non conformità e imporre una sanzione economica proporzionata alla gravità e alla durata della violazione, fino a un massimo del 6% del fatturato globale annuo dell'azienda, una cifra potenzialmente enorme considerata la dimensione internazionale della piattaforma.
Un contesto di crescente attenzione europea sui social network
Da quando è entrato in vigore il Digital Services Act, la Commissione ha già aperto complessivamente diciassette indagini sulla conformità delle grandi piattaforme digitali al regolamento, un percorso che ha già portato all'imposizione di sanzioni pesanti nei confronti di altri operatori del settore. Questo caso specifico su TikTok si inserisce quindi in una strategia più ampia dell'Unione Europea, volta a responsabilizzare concretamente le grandi aziende tecnologiche sulla sicurezza dei minori che utilizzano i loro servizi.
Due approcci diversi, un obiettivo comune
Sebbene si tratti di due iniziative distinte, condotte su piani normativi diversi, la proposta italiana sui dispositivi digitali per i bambini più piccoli e la contestazione europea a TikTok condividono la stessa preoccupazione di fondo: garantire ai più giovani una crescita più sicura e consapevole in un mondo sempre più digitale. E voi ritenete che le istituzioni, italiane ed europee, stiano facendo abbastanza per proteggere bambini e adolescenti online? Condividete la vostra opinione nei commenti.

