Another Tomorrow, tre abiti in canapa rigenerativa dalla filiera tracciabile
Another Tomorrow e 91.530 Le Marais hanno unito moda, agricoltura e sperimentazione tessile in una capsule estiva composta da tre abiti in canapa. La collezione, prodotta in quantità limitate, nasce per valorizzare il materiale nella sua espressione più naturale e per mostrare come l'origine di una fibra possa diventare parte integrante del progetto creativo.Al centro della collaborazione si trova il tessuto Blanc de Blanc Hemp, ricavato dalla canapa coltivata e raccolta presso 91.530 Le Marais, azienda agricola e spazio multidisciplinare situato nella valle dell'Essonne, a circa cinquanta chilometri da Parigi. La materia prima utilizzata per gli abiti proviene dalla raccolta del 2022, trasformata in un tessuto dalla disponibilità necessariamente circoscritta.La capsule non propone quindi una generica collezione realizzata con una fibra vegetale acquistata sul mercato internazionale. Il suo elemento distintivo è il collegamento diretto tra campo, tessuto e capo finito, con una filiera costruita attorno a un luogo agricolo identificabile e a una specifica annata di produzione.
Una capsule composta da soli tre abiti
La collaborazione si concentra su tre modelli di abito, una scelta che limita volutamente il numero delle proposte. Invece di estendere il tessuto a un'intera collezione stagionale, Another Tomorrow ha preferito utilizzarlo in poche creazioni, lasciando che fossero la struttura della fibra, la superficie del materiale e le variazioni della tintura a caratterizzare ciascun capo.La dimensione ridotta della capsule è coerente con la disponibilità del Blanc de Blanc Hemp 2022. Quando una collezione dipende da una precisa raccolta agricola, il volume produttivo non può essere ampliato liberamente senza modificare l'origine della materia prima o ricorrere a fibre provenienti da lotti differenti.Gli abiti assumono così il carattere di una edizione limitata legata al raccolto. Questo approccio avvicina il tessile ad altri prodotti agricoli nei quali l'annata, il territorio e le condizioni di coltivazione contribuiscono a definire le caratteristiche del risultato finale.
La canapa coltivata nella valle dell'Essonne
La materia prima arriva dai terreni di 91.530 Le Marais, progetto agricolo nato nell'Essonne con l'obiettivo di mettere in relazione coltivatori, scienziati, artisti, designer e imprese creative. Il numero contenuto nel nome richiama il codice postale dell'area nella quale si trova la tenuta.La struttura non opera soltanto come fornitore tessile. I campi, gli edifici agricoli e gli spazi di lavoro vengono utilizzati per sperimentare applicazioni della canapa nell'abbigliamento, nell'arte, nell'edilizia e nella cosmetica, mantenendo il suolo come punto di partenza comune.Nel progetto, la coltivazione della canapa viene inserita in un percorso di transizione da pratiche convenzionali verso una gestione definita rigenerativa. L'obiettivo dichiarato non consiste soltanto nel ridurre alcuni input agricoli, ma nel migliorare progressivamente le condizioni del terreno, la sua struttura e la sua capacità di sostenere nuovi cicli produttivi.
Che cosa significa agricoltura rigenerativa
L'espressione agricoltura rigenerativa indica un insieme di pratiche orientate alla salute del suolo, alla biodiversità, alla gestione dell'acqua e alla riduzione della dipendenza da sostanze chimiche. Non identifica però un unico metodo applicato nello stesso modo da tutte le aziende agricole.Tra le pratiche comunemente associate a questo modello rientrano la rotazione delle colture, la riduzione delle lavorazioni più aggressive, il mantenimento di coperture vegetali, l'impiego di colture capaci di migliorare la struttura del terreno e un controllo più attento di fertilizzanti e pesticidi.Nel caso di 91.530 Le Marais, la canapa viene utilizzata anche come coltura di rotazione. La pianta cresce rapidamente, sviluppa un apparato radicale profondo e può contribuire a coprire il terreno, limitando lo spazio disponibile per numerose erbe infestanti.Definire una fibra "rigenerativa", tuttavia, non significa affermare automaticamente che il capo finito sia privo di impatto. Per valutare correttamente un prodotto occorre considerare anche trasformazione, filatura, tessitura, tintura, confezione, trasporti e durata d'uso.
Perché la canapa interessa sempre più la moda
La canapa tessile è una fibra vegetale ottenuta dal fusto della pianta. È resistente, traspirante e adatta alla realizzazione di tessuti destinati sia all'abbigliamento leggero sia a prodotti più strutturati.Dal punto di vista agricolo, la canapa può essere coltivata con una quantità contenuta di trattamenti rispetto a colture più vulnerabili. La sua crescita rapida e la capacità di competere con le infestanti possono ridurre la necessità di alcuni interventi, anche se i risultati dipendono da clima, terreno, varietà utilizzata e sistema produttivo.La coltura viene spesso associata anche a un fabbisogno idrico inferiore rispetto ad alcune fibre convenzionali. Non si tratta però di una regola valida in qualsiasi area geografica: l'uso effettivo dell'acqua varia in base alle precipitazioni, alle condizioni del suolo e all'eventuale ricorso all'irrigazione.Il principale vantaggio della canapa non risiede quindi in una presunta assenza totale di impatto, ma nella possibilità di inserirla in sistemi agricoli diversificati, utilizzandola come materia prima tessile durevole e come coltura funzionale alla rotazione.
Dal fusto della pianta al tessuto
Trasformare la canapa in un materiale adatto alla moda richiede una successione di lavorazioni. Dopo la raccolta, le fibre devono essere separate dalle parti legnose del fusto attraverso processi come la macerazione e la stigliatura, prima di essere pulite, preparate, filate e tessute.Questa fase rappresenta uno dei passaggi più delicati della filiera. La canapa grezza è naturalmente tenace e può risultare rigida; per ottenere un tessuto adatto a un abito occorre lavorare le fibre in modo da raggiungere il necessario equilibrio tra resistenza, morbidezza e capacità di drappeggio.Il risultato non deve necessariamente imitare la perfetta uniformità di un materiale sintetico. Nel Blanc de Blanc Hemp, le irregolarità superficiali e le leggere variazioni del tessuto vengono presentate come parte della sua identità naturale, non come difetti da eliminare completamente.La capsule di Another Tomorrow valorizza proprio questa caratteristica. Gli abiti non nascondono l'origine vegetale della fibra, ma utilizzano la texture per conferire profondità visiva e una sensazione meno standardizzata rispetto ai tessuti prodotti in grandissimi volumi.
Il Blanc de Blanc Hemp della raccolta 2022
La denominazione Blanc de Blanc identifica il tessuto sviluppato da 91.530 Le Marais utilizzando la canapa coltivata nella propria azienda agricola. Il riferimento alla raccolta del 2022 permette di collegare il materiale a un lotto preciso.L'idea di indicare l'annata trasferisce nel settore tessile un linguaggio solitamente associato al vino e ad altri prodotti della terra. Il tessuto non viene trattato come una materia prima anonima e perfettamente sostituibile, ma come il risultato di un determinato ciclo agricolo.Questo modello rende più evidente un aspetto spesso invisibile nella moda: prima di diventare filato, ogni fibra naturale è una coltura che dipende dal terreno, dal clima, dal lavoro agricolo e dai tempi biologici della pianta.La disponibilità limitata del Blanc de Blanc 2022 stabilisce anche un confine concreto alla produzione. Una volta utilizzato il tessuto ricavato da quella raccolta, non è possibile riprodurlo in quantità illimitate mantenendo esattamente la stessa provenienza agricola.
Le tinture naturali entrano nel progetto
Gli abiti sono stati lavorati attraverso pigmenti di origine naturale, applicati artigianalmente per ottenere tonalità e variazioni che dialogano con la superficie della canapa. Il trattamento è stato affidato all'artista Gaby El Pelle, coinvolta nella trasformazione cromatica dei capi.L'impiego di pigmenti naturali consente di collegare ulteriormente il colore al territorio e alle materie organiche. A differenza di una tintura industriale progettata per produrre migliaia di pezzi identici, il processo manuale può generare sfumature non perfettamente uniformi.Queste variazioni rendono ciascun abito leggermente diverso dagli altri. Il valore creativo deriva proprio dall'incontro tra il disegno di Another Tomorrow, il tessuto agricolo di 91.530 Le Marais e l'intervento dell'artista incaricata della tintura.Anche in questo caso, tuttavia, il termine "naturale" non deve essere interpretato come sinonimo automatico di impatto ambientale nullo. La sostenibilità di una tintura dipende dalla provenienza delle sostanze, dai mordenti eventualmente impiegati, dal consumo d'acqua, dalla gestione dei residui e dalla stabilità del colore.
Abiti pensati per mostrare il materiale
Le tre creazioni sono state progettate per mettere in primo piano il carattere della canapa. La materia non svolge soltanto una funzione tecnica, ma contribuisce direttamente all'aspetto degli abiti, alla loro struttura e al modo in cui si muovono sul corpo.Una fibra vegetale dalla superficie riconoscibile richiede silhouette capaci di rispettarne il peso e la consistenza. Il progetto evita quindi di trattare la canapa come un sostituto invisibile di un altro tessuto, preferendo lasciare emergere la sua presenza materica.L'obiettivo non è proporre semplicemente un "abito ecologico", definizione troppo ampia per descrivere la complessità della filiera. La capsule cerca piuttosto di dimostrare che una materia prima tracciabile può essere utilizzata in capi di fascia alta senza rinunciare a costruzione, proporzioni e qualità estetica.La collezione si colloca così in un segmento della moda sostenibile che non punta sul prezzo contenuto o sulla produzione di massa, ma sulla combinazione tra design, scarsità del materiale e conoscenza della provenienza.
La collaborazione con Another Tomorrow
Fondata a New York nel 2020 da Vanessa Barboni Hallik, Another Tomorrow è un marchio di abbigliamento femminile orientato alla tracciabilità delle materie prime, al benessere dei lavoratori, alla tutela animale e alla riduzione dell'impatto ambientale.L'azienda è una B Corp certificata, qualifica assegnata alle imprese che superano una valutazione riguardante governance, lavoratori, comunità, ambiente e clienti. La certificazione non equivale a dichiarare un'azienda perfettamente sostenibile, ma indica il superamento di una soglia verificata secondo il sistema di valutazione previsto.Another Tomorrow ha costruito la propria identità su capi pensati per durare più stagioni, una filiera resa maggiormente visibile e una selezione di materiali sottoposti a criteri specifici. Nel suo catalogo compaiono fibre come cotone biologico, lino, lana tracciabile, cashmere riciclato e canapa.La collaborazione con 91.530 Le Marais approfondisce questa impostazione, perché consente al marchio di lavorare con una materia prima di cui sono identificabili non soltanto il tipo di fibra e il Paese d'origine, ma anche la tenuta agricola e l'annata del raccolto.
La tracciabilità come parte del valore del capo
Nella moda tradizionale, la provenienza di un tessuto può diventare difficile da ricostruire. Una singola fibra può attraversare più Paesi durante raccolta, filatura, tessitura, tintura e confezione, mentre il consumatore riceve spesso soltanto l'indicazione della composizione e del luogo in cui è stato assemblato il prodotto.La collaborazione prova a ridurre questa distanza attraverso una narrazione fondata su elementi concreti: azienda agricola, coltura, raccolto e tessuto. Il consumatore può così comprendere da dove arriva almeno la materia prima principale e quale progetto agricolo l'ha prodotta.La tracciabilità, però, deve essere distinta dal semplice racconto pubblicitario. Per essere realmente utile dovrebbe coprire il maggior numero possibile di passaggi, indicando anche dove e come siano avvenute trasformazione della fibra, tessitura, tintura e confezione.Conoscere il campo di origine rappresenta quindi un avanzamento importante, ma non esaurisce da solo la valutazione ambientale e sociale dell'abito. La filiera completa resta il parametro necessario per misurare la distanza tra le dichiarazioni del marchio e il prodotto effettivamente venduto.
Moda e agricoltura tornano nello stesso racconto
La capsule rende visibile il rapporto tra industria tessile e uso del suolo. Ogni capo realizzato con fibre naturali nasce da una superficie agricola o da un sistema di allevamento, anche quando la comunicazione commerciale tende a concentrarsi esclusivamente sullo stile.Cotone, lino, canapa, lana e seta richiedono terreni, acqua, lavoro e processi biologici. Le decisioni prese nella fase agricola influenzano la biodiversità, la fertilità del suolo, l'impiego di sostanze chimiche e le condizioni economiche delle comunità coinvolte.Portare l'attenzione sul campo significa quindi spostare il dibattito sulla sostenibilità a monte della confezione. Il punto non è soltanto stabilire se l'abito sia stato prodotto con energia rinnovabile o imballato senza plastica, ma capire come sia stata generata la fibra dalla quale il capo deriva.Il progetto di Another Tomorrow e 91.530 Le Marais sostiene questa lettura, presentando l'abito come l'ultimo passaggio visibile di una storia iniziata diversi anni prima con la preparazione del terreno e la semina.
Il legame con arte e sperimentazione
91.530 Le Marais non è concepita come una semplice azienda agricola specializzata nella vendita di canapa. Il progetto ospita artisti, ricercatori e designer, mettendoli in contatto con i campi, le fibre e i materiali ottenuti dalla terra.La capsule è stata presentata nel contesto di Matters of Regeneration, esposizione dedicata ai rapporti tra processi creativi, materia vivente e rigenerazione. La mostra ha riunito opere e pratiche artistiche interessate al modo in cui il suolo possa diventare parte del linguaggio culturale.L'intervento di tintura sugli abiti rafforza questa impostazione. Ogni capo si colloca tra prodotto di moda e oggetto artigianale, mantenendo una funzione indossabile ma incorporando variazioni generate da un lavoro manuale.L'arte non viene quindi aggiunta soltanto al termine del processo come decorazione. Partecipa alla trasformazione del materiale e contribuisce a rendere visibili quelle differenze che una produzione industriale tende normalmente a cancellare.
Edizione limitata e rischio di esclusività
La scarsità del tessuto rende inevitabilmente la capsule un progetto di nicchia. Tre abiti prodotti in quantità limitate non possono modificare da soli l'impatto complessivo dell'industria della moda né rendere la canapa rigenerativa accessibile a un pubblico molto ampio.Il valore dell'operazione si trova soprattutto nella funzione dimostrativa. La collezione mostra che una filiera basata su un raccolto locale e identificabile può arrivare fino a un prodotto di lusso, mantenendo visibile il collegamento con il terreno.Rimane però aperta la questione della scalabilità. Per incidere realmente sul settore, materiali e pratiche simili dovrebbero essere adottati in volumi maggiori, senza perdere tracciabilità, qualità agricola e adeguate condizioni di lavoro.L'aumento della produzione richiederebbe infrastrutture per la prima lavorazione della canapa, filature specializzate, tessiture capaci di gestire la fibra e una domanda sufficientemente stabile da garantire reddito agli agricoltori.
Il prezzo della moda tracciabile
Una filiera corta, una produzione limitata, la tintura manuale e l'impiego di materiali non standardizzati comportano costi superiori rispetto alla moda prodotta su larga scala. Questi costi si riflettono inevitabilmente sul posizionamento commerciale degli abiti.Il prezzo non dipende soltanto dalla quantità di materia prima utilizzata. Comprende ricerca tessile, progettazione, lavorazioni specialistiche, controllo della filiera e margini necessari a sostenere produzioni molto più piccole rispetto a quelle delle grandi catene internazionali.Ciò non significa che ogni prodotto costoso sia automaticamente responsabile. Un prezzo elevato acquista significato soltanto quando corrisponde a qualità verificabile, condizioni di lavoro adeguate, durata e trasparenza.Per il consumatore, la domanda centrale non riguarda quindi soltanto quanto costa il capo, ma quali elementi concreti giustifichino la cifra richiesta e quale parte del valore ritorni effettivamente alla filiera agricola e produttiva.
La durata resta decisiva
L'impatto di un abito dipende anche dal numero di volte in cui viene utilizzato. Un prodotto realizzato con una fibra a minore impatto ma indossato raramente può perdere parte del proprio vantaggio rispetto a un capo portato e mantenuto per molti anni.La resistenza della canapa può contribuire alla longevità, ma la durata effettiva dipende anche dalla qualità delle cuciture, dalla costruzione del modello, dalle istruzioni di lavaggio e dalla possibilità di riparare eventuali danni.Another Tomorrow presenta i propri capi come elementi destinati a superare la singola stagione. La capsule dovrà quindi essere valutata anche sulla capacità degli abiti di rimanere esteticamente attuali e strutturalmente integri nel tempo.La sostenibilità non si esaurisce nel momento dell'acquisto. Cura, lavaggio, conservazione, riparazione e successiva rivendita possono determinare una parte rilevante del ciclo di vita del prodotto.
Il nodo del fine vita
Anche un abito in fibra vegetale deve essere analizzato considerando ciò che accadrà quando non sarà più utilizzabile. La possibilità di riciclare o biodegradare un tessuto dipende dalla sua composizione completa, non soltanto dalla presenza della canapa.Fodere, fili da cucito, cerniere, etichette, trattamenti e mischie con altre fibre possono complicare il recupero. Un capo composto da più materiali difficili da separare non diventa automaticamente circolare soltanto perché contiene una percentuale elevata di fibra naturale.La progettazione dovrebbe quindi facilitare riparazione, riutilizzo e, quando possibile, separazione dei componenti. Per una capsule che pone la tracciabilità al centro del proprio racconto, anche le informazioni sul fine vita rappresentano un elemento importante.Il passaggio più efficace resta comunque prolungare l'utilizzo dell'abito, trasferendolo eventualmente a un'altra persona o immettendolo in un sistema di rivendita prima che diventi un rifiuto tessile.
Come riconoscere una proposta realmente credibile
Di fronte a un capo presentato come sostenibile, è utile controllare se siano disponibili informazioni precise su origine della fibra, composizione, luogo di produzione e modalità di lavorazione. Espressioni vaghe come "eco", "green" o "consapevole" non permettono da sole di valutare il prodotto.Nel caso della capsule, il riferimento al raccolto 2022 e alla tenuta di 91.530 Le Marais offre un livello di dettaglio superiore rispetto a una semplice indicazione di "canapa responsabile". Rimane comunque necessario osservare tutti gli altri passaggi della filiera.Anche la certificazione B Corp di Another Tomorrow deve essere interpretata correttamente. È un elemento di valutazione dell'impresa nel suo complesso, ma non costituisce una certificazione ambientale specifica di ogni singolo abito.La credibilità nasce quindi dall'insieme di dati verificabili, limiti dichiarati e trasparenza, non dall'utilizzo di una sola fibra o dall'applicazione di un'etichetta generale.
Una collaborazione che indica una direzione possibile
La capsule di Another Tomorrow e 91.530 Le Marais non offre una soluzione universale ai problemi ambientali della moda. Le dimensioni ridotte e il posizionamento di fascia alta ne limitano inevitabilmente l'impatto quantitativo.Il progetto possiede però un valore concreto: ricostruisce il collegamento tra l'abito e il terreno dal quale proviene la fibra, attribuendo importanza al raccolto, al lavoro agricolo, alla trasformazione tessile e alla creatività artigianale.I tre abiti mostrano che la canapa coltivata con pratiche rigenerative può uscire dall'immaginario dell'abbigliamento rustico ed entrare in una proposta di moda contemporanea, mantenendo riconoscibile la propria struttura naturale.La vera sfida sarà comprendere se collaborazioni di questo tipo rimarranno episodi esclusivi oppure contribuiranno a costruire infrastrutture, competenze e domanda sufficienti per ampliare l'impiego di fibre locali e tracciabili.
Dal campo al guardaroba, senza rendere invisibile la filiera
Con il Blanc de Blanc Hemp della raccolta 2022, Another Tomorrow e 91.530 Le Marais trasformano un lotto agricolo identificabile in tre abiti destinati a conservare le variazioni e il carattere del materiale originario.La capsule mette al centro una forma di lusso basata non soltanto sull'immagine del marchio, ma sulla conoscenza della provenienza, sulla scarsità reale della materia prima e sull'intervento umano necessario per trasformarla.Il progetto resta circoscritto e non deve essere sopravvalutato, ma offre un esempio chiaro di come la moda possa raccontare il proprio rapporto con il suolo senza limitarsi a utilizzare formule ambientali generiche.Voi indossereste un abito realizzato con canapa proveniente da una singola raccolta agricola? Ritenete che tracciabilità, tintura artigianale e pratiche rigenerative possano giustificare il prezzo più elevato di una capsule limitata? Lasciate un commento e raccontateci quali informazioni cercate prima di acquistare un capo presentato come sostenibile.

