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Anisimova chiude il 2026: il polso interrompe la stagione della statunitense

Amanda Anisimova non tornerà in campo nel 2026. La tennista statunitense ha deciso di interrompere anticipatamente la propria stagione a causa del riacutizzarsi dell'infortunio al polso sinistro che l'aveva già costretta a fermarsi in diversi momenti dell'anno. La scelta arriva alla vigilia della parte centrale dello swing asiatico e chiude una stagione molto diversa dall'esplosivo 2025 che l'aveva riportata stabilmente ai vertici del tennis mondiale.
La venticinquenne avrebbe dovuto difendere nelle prossime settimane una parte molto importante dei punti conquistati un anno fa, quando trionfò al China Open di Pechino. Invece, dopo avere rinunciato prima al Singapore Tennis Open e poi alla trasferta nella capitale cinese, Anisimova ha scelto di fermarsi completamente per recuperare e programmare il ritorno nel 2027.
La sua stagione termina con un bilancio ufficiale di 22 vittorie e 12 sconfitte, nessun titolo e una semifinale come miglior risultato. Nel ranking WTA aggiornato a fine settembre occupa l'undicesima posizione, dopo avere iniziato l'anno da numero tre del mondo. Numeri che fotografano con chiarezza quanto il 2026 sia stato più complicato rispetto alla stagione precedente.

La decisione: niente altre partite nel 2026

Anisimova ha comunicato la decisione di chiudere la stagione il 28 settembre. Il messaggio è stato breve e ha indicato con chiarezza il motivo: il polso ha nuovamente bisogno di cure e il momento è arrivato per concentrarsi sulla salute, recuperare e preparare il ritorno nel nuovo anno.
Non è stato annunciato un calendario dettagliato della riabilitazione e sarebbe quindi scorretto ipotizzare tempi clinici precisi. L'obiettivo espresso dalla giocatrice è quello di tornare nel 2027. La logica della scelta è comunque evidente: rinunciare alle ultime settimane del circuito per evitare di trascinare un problema già comparso in precedenza durante la stagione.
Il termine "nuovamente" è particolarmente importante perché quello al polso sinistro non è un disturbo comparso soltanto a settembre. Aveva già inciso pesantemente sulla programmazione di Anisimova durante la primavera.

Il polso aveva già condizionato la primavera

Ad aprile Anisimova aveva rinunciato al Mutua Madrid Open citando un problema al polso. Poche settimane più tardi era stata costretta a ritirarsi anche dagli Internazionali d'Italia a Roma, dove risultava inizialmente iscritta e avrebbe dovuto iniziare il torneo dal secondo turno.
Quella serie di stop aveva sostanzialmente compromesso la preparazione sulla terra battuta. La statunitense si era poi presentata al Roland Garros dopo un periodo di circa due mesi senza partite ufficiali, riuscendo comunque a vincere il proprio incontro di rientro prima di uscire successivamente dal torneo.
Il ritorno del problema durante lo swing asiatico cambia però la prospettiva: non si tratta più soltanto di un episodio circoscritto alla primavera, ma di un infortunio ricorrente che lo staff ha evidentemente ritenuto opportuno affrontare senza continuare a forzare il calendario.

Singapore era stato il primo segnale del nuovo stop

Il 22 settembre Anisimova aveva annunciato il ritiro dal Singapore Tennis Open, torneo WTA 500 nel quale era accreditata della seconda testa di serie. Aveva ricevuto un bye al primo turno e avrebbe dovuto affrontare l'australiana Talia Gibson nel secondo.
Il motivo comunicato era già allora un problema al polso sinistro. Quella rinuncia poteva inizialmente apparire come una misura prudenziale destinata a preservare la giocatrice per gli appuntamenti più importanti successivi, in particolare Pechino.
Pochi giorni dopo è arrivato però il secondo forfait. Anisimova ha rinunciato anche al China Open, rendendo evidente che il recupero richiedeva più tempo di quanto inizialmente sperato.

Pechino era molto più di un torneo qualsiasi

Saltare il China Open ha un significato particolarmente pesante perché Anisimova sarebbe arrivata a Pechino da campionessa in carica. Il titolo conquistato nel 2025 era stato uno dei momenti decisivi della migliore stagione della sua carriera.
La statunitense aveva battuto in finale la ceca Linda Noskova 6-0, 2-6, 6-2, completando una settimana nella quale aveva superato anche avversarie di altissimo livello. In semifinale aveva dominato Coco Gauff 6-1, 6-2 in appena 58 minuti.
Quel successo le aveva consegnato il secondo WTA 1000 della stagione dopo Doha e il quarto titolo WTA complessivo della carriera. Tornare dodici mesi dopo significava quindi difendere uno dei risultati più importanti del proprio ranking.

Il 2025 aveva cambiato completamente la sua carriera

Per comprendere quanto sia stato complicato il 2026 bisogna partire da ciò che Anisimova aveva realizzato l'anno precedente. Il 2025 era stato l'anno della definitiva consacrazione ai massimi livelli, ben oltre le aspettative che già accompagnavano la statunitense fin dall'adolescenza.
In febbraio aveva conquistato a Doha il primo titolo WTA 1000 della carriera. Nei mesi successivi aveva raggiunto la finale al Queen's Club e, soprattutto, le prime due finali Slam della sua vita a Wimbledon e allo US Open.
A Wimbledon 2025 era arrivata fino all'ultimo atto, dove era stata battuta da Iga Swiatek. Poche settimane dopo aveva raggiunto nuovamente una finale major allo US Open, questa volta fermata da Aryna Sabalenka.
Il titolo di Pechino aveva completato una stagione in cui Anisimova era entrata prima nella Top 10 e poi nella Top 5, terminando il 2025 al numero quattro mondiale.

Le WTA Finals 2025 avevano confermato il salto di qualità

Il rendimento dell'anno precedente le aveva permesso anche di qualificarsi per la prima volta alle WTA Finals. Nel torneo di fine stagione Anisimova era riuscita a superare la fase a gironi e a raggiungere le semifinali.
Particolarmente significativo era stato il successo su Iga Swiatek in un match decisivo per il passaggio del turno. Anche quel risultato aveva rafforzato l'idea che la statunitense fosse ormai stabilmente inserita nella fascia più alta del circuito.
Il passaggio fra il 2025 e il 2026 avveniva quindi con aspettative completamente differenti rispetto agli anni precedenti. Anisimova non era più soltanto una giocatrice molto talentuosa capace di grandi picchi: iniziava l'anno da numero tre del ranking mondiale.

Il 2026 era iniziato con aspettative altissime

Partire da numero tre significa affrontare quasi ogni torneo come una delle principali teste di serie e con una quantità consistente di punti da difendere. Il 2026 di Anisimova era quindi inevitabilmente destinato a essere misurato contro una stagione precedente eccezionale.
All'Australian Open era riuscita a raggiungere i quarti di finale, un risultato di rilievo che sembrava offrire continuità rispetto al grande 2025. A Dubai avrebbe poi ottenuto la sua unica semifinale dell'anno.
Da quel momento, però, il calendario è diventato più irregolare. Fra risultati meno profondi e problemi fisici, Anisimova non è più riuscita a costruire quella successione di settimane ad alto livello che l'aveva portata fino alla Top 5.

Dubai resta il miglior risultato stagionale

La semifinale di Dubai è rimasta il punto più avanzato raggiunto da Anisimova in un torneo nel 2026. Per una giocatrice che nell'anno precedente aveva disputato cinque finali, comprese due Slam, la differenza statistica è evidente.
In dodici tornei disputati durante l'anno, la statunitense non ha raggiunto alcuna finale. Non significa che la stagione sia stata priva di buone vittorie o partite di alto livello, ma evidenzia la difficoltà nel concatenare risultati per un'intera settimana.
Il tennis di vertice richiede infatti continuità. Vincere un singolo incontro contro una grande avversaria è importante, ma ranking e titoli si costruiscono soprattutto attraverso la capacità di ripetere prestazioni di qualità per quattro, cinque o sei partite consecutive.

Il problema del ranking dopo una stagione straordinaria

La discesa dal numero tre al numero 11 mondiale non indica necessariamente un crollo assoluto del livello della giocatrice. È anche il risultato del funzionamento del ranking e del confronto con i moltissimi punti conquistati durante il 2025.
Quando una tennista vince tornei WTA 1000 e raggiunge due finali Slam, l'anno successivo deve difendere una quantità enorme di punti. Se non riesce a replicare risultati comparabili, la posizione può scendere rapidamente anche mantenendo un bilancio stagionale positivo.
Anisimova chiude infatti il 2026 con 22 vittorie e 12 sconfitte. È un record complessivamente vincente, ma non sufficiente a sostenere una posizione nella Top 5 quando l'anno precedente comprendeva successi e finali nei più grandi tornei del circuito.

Un tennis estremamente aggressivo

Il gioco di Anisimova è costruito attorno a una capacità particolarmente elevata di anticipare la palla e produrre accelerazioni da fondo campo. Il rovescio a due mani è da tempo considerato una delle sue armi più naturali, soprattutto quando riesce a colpire in anticipo e cambiare direzione con facilità.
Anche il diritto può diventare devastante quando la statunitense riesce a prendere il controllo dello scambio. Il suo tennis non è basato principalmente sulla difesa o sull'attesa dell'errore: Anisimova tende a cercare profondità e vincenti, riducendo il tempo a disposizione dell'avversaria.
Questo stile produce giornate in cui può apparire quasi ingiocabile, come dimostrato nella semifinale di Pechino 2025 contro Coco Gauff. Ma la precisione richiesta è alta e, quando il ritmo diminuisce, il margine fra un vincente e un errore gratuito può diventare molto sottile.

Perché il polso è particolarmente delicato per una tennista

Senza formulare valutazioni mediche sul caso specifico, è evidente in termini generali che il polso rappresenti una zona particolarmente sollecitata nel tennis professionistico. Ogni colpo trasferisce forze attraverso mano, polso, avambraccio, gomito e spalla.
Per una giocatrice che costruisce una parte consistente del proprio tennis attraverso accelerazioni potenti da fondo, la piena funzionalità dell'arto è indispensabile. È proprio per questo che la gestione di un disturbo ricorrente richiede cautela e non può essere valutata semplicemente osservando se un'atleta riesca o meno a impugnare una racchetta.
Nel caso di Anisimova non sono stati diffusi dettagli clinici sufficienti per descrivere natura o gravità precisa del problema. Il dato verificato rimane che l'infortunio al polso sinistro ha già provocato più ritiri nel corso dell'anno e ha infine determinato la chiusura anticipata della stagione.

Il ritorno al Roland Garros aveva mostrato capacità di reazione

Dopo gli stop di Madrid e Roma, Anisimova era tornata in campo al Roland Garros senza aver disputato l'intera fase centrale della stagione europea sulla terra. Non era una situazione semplice per una giocatrice chiamata immediatamente a ritrovare ritmo in un torneo Slam.
Nel match di rientro era riuscita comunque a superare Tiantsoa Rakotomanga Rajaonah 6-3, 6-1, dimostrando che la qualità dei colpi poteva riemergere rapidamente nonostante la lunga pausa.
Il suo percorso a Parigi si era poi fermato al terzo turno contro Diane Parry. Il risultato mostrava contemporaneamente due aspetti della stagione: la capacità di rientrare a un livello competitivo e la difficoltà di ritrovare la continuità necessaria per una corsa profonda.

Wimbledon non ha replicato la magia del 2025

Il ritorno sull'erba aveva inevitabilmente riportato l'attenzione sul Wimbledon 2025, dove Anisimova aveva disputato la sua prima finale Slam. Dodici mesi più tardi il torneo ha avuto però un andamento molto differente.
La statunitense è uscita al terzo turno, senza riuscire ad avvicinarsi al percorso dell'anno precedente. In termini di ranking si è trattato di una perdita significativa di punti; sul piano sportivo ha confermato quanto fosse difficile replicare l'eccezionale sequenza dell'estate precedente.
Un risultato del genere non cancella quanto realizzato nel 2025, ma ricorda una caratteristica fondamentale del tennis: ogni stagione riparte quasi completamente da zero e la finale dell'anno precedente non garantisce alcun vantaggio concreto quando si torna sul campo.

L'estate americana aveva offerto qualche segnale migliore

Prima dello US Open, Anisimova aveva prodotto alcune buone prestazioni sul cemento nordamericano. A Cincinnati, per esempio, era arrivata fino ai quarti di finale.
Durante il torneo aveva battuto giocatrici come Alexandra Eala e Linda Noskova, prima di perdere una partita molto combattuta contro Jessica Pegula. Questi risultati suggerivano che la seconda parte dell'anno potesse offrire un'occasione per recuperare terreno.
Lo US Open rappresentava quindi un appuntamento particolarmente importante, anche perché dodici mesi prima Anisimova aveva raggiunto proprio a New York la sua seconda finale Slam consecutiva.

Lo US Open è diventato l'ultimo torneo dell'anno

A Flushing Meadows Anisimova ha superato Ashlyn Krueger e la giovane Lilli Tagger nei primi due turni, guadagnandosi l'accesso al terzo.
La sua corsa è stata poi interrotta dalla russa Anastasia Potapova. Nessuno poteva sapere in quel momento che quella sarebbe diventata l'ultima partita ufficiale di Anisimova nel 2026.
Dopo New York sono arrivati infatti i forfait di Singapore e Pechino e, infine, l'annuncio della chiusura definitiva della stagione. L'US Open 2026 resta dunque l'ultimo riferimento competitivo prima del periodo di recupero.

Rinunciare a Pechino significa perdere molti punti

Dal punto di vista del ranking, l'assenza al China Open avrà inevitabilmente conseguenze. Il titolo del 2025 valeva mille punti e non poterlo difendere significa vedere quella quota uscire dal calcolo.
È però proprio in queste situazioni che diventa evidente la gerarchia delle priorità. Continuare a giocare esclusivamente per tentare di salvare punti potrebbe risultare controproducente se la condizione fisica non è adeguata.
La decisione di interrompere completamente la stagione suggerisce che Anisimova e il suo entourage abbiano scelto di accettare il costo nel ranking per privilegiare il recupero in vista del 2027.

Niente Wuhan e niente parte finale dello swing asiatico

La chiusura anticipata significa che Anisimova non parteciperà al successivo Wuhan Open e agli altri appuntamenti che avrebbero potuto comporre la parte conclusiva della sua stagione.
Il calendario WTA offre infatti ancora diverse settimane di competizioni fra Cina, Giappone e altri mercati asiatici prima dell'evento conclusivo dell'anno. Per la statunitense, tuttavia, la programmazione agonistica è ormai terminata.
Questo le concede un periodo relativamente lungo durante il quale concentrarsi su recupero, preparazione atletica e pianificazione senza la pressione di dover rientrare rapidamente per inseguire un torneo specifico.

Le WTA Finals 2026 saranno a Indian Wells

La decisione comporta anche l'assenza da qualsiasi possibile corsa verso le WTA Finals 2026, in programma dall'8 al 15 novembre all'Indian Wells Tennis Garden in California.
Per Anisimova sarebbe stato un appuntamento particolarmente significativo: il torneo torna negli Stati Uniti e l'edizione precedente aveva visto la statunitense debuttare alle Finals raggiungendo immediatamente la semifinale.
Il 2026, però, non le aveva garantito finora una qualificazione e la chiusura della stagione rende definitivamente impossibile aggiungere altri punti alla Race. Il confronto con dodici mesi fa è netto: allora Anisimova arrivava al finale di stagione da protagonista assoluta; oggi la priorità è semplicemente ritrovare piena continuità fisica.

La storia di Anisimova invita a evitare letture semplicistiche

La carriera della statunitense è già stata caratterizzata da percorsi non lineari. Anisimova raggiunse la semifinale del Roland Garros 2019 quando era ancora giovanissima, diventando rapidamente una delle giocatrici più osservate della propria generazione.
Negli anni successivi non seguì però una crescita lineare. Nel 2023 si prese anche una pausa dal tennis professionistico dopo avere spiegato di sentirsi esaurita e di avere bisogno di occuparsi del proprio benessere.
Il ritorno e soprattutto l'esplosione del 2025 hanno mostrato perché sia pericoloso descrivere una carriera sulla base di una singola stagione negativa o positiva. Nel tennis di alto livello risultati, salute e continuità possono cambiare molto rapidamente.

Dal numero 359 alla Top 5: la risalita recente

La pausa del 2023 aveva fatto precipitare Anisimova fino alle posizioni più basse del ranking. La risalita fu graduale: nel 2024 tornò a competere ad alto livello e raggiunse la finale del WTA 1000 di Toronto.
Quella stagione terminò con Anisimova nuovamente al numero 36 mondiale, un passo fondamentale prima dell'accelerazione dell'anno successivo.
Il 2025 completò la trasformazione: due WTA 1000, due finali Slam, le WTA Finals e la Top 5. È questa storia recente a suggerire prudenza nel valutare il calo del 2026: la giocatrice ha già dimostrato di saper ricostruire la propria posizione dopo fasi molto più complicate.

Il numero 11 non racconta tutto

A fine settembre Anisimova è numero 11 WTA. Per molte giocatrici sarebbe una posizione straordinaria; per una tennista partita da numero tre e reduce da due finali Slam può sembrare invece il simbolo di un arretramento.
Entrambe le letture contengono una parte di verità. Il 2026 è stato oggettivamente meno brillante, ma Anisimova resta appena fuori dalla Top 10 e continua a possedere un livello massimo di gioco già dimostrato contro le migliori del mondo.
Il problema principale non appare dunque quello di dimostrare di poter giocare ad alto livello. La domanda riguarda la capacità di farlo con sufficiente continuità fisica e agonistica.

Il 22-12 finale racconta una stagione incompleta

Il record di 22-12 corrisponde a una percentuale di vittorie positiva, ma significativamente inferiore alla produttività del 2025. Anisimova ha disputato soltanto 34 incontri ufficiali nel corso dell'anno.
I problemi fisici hanno ridotto il numero di tornei e spezzato più volte il ritmo. È difficile mantenere una progressione quando una stagione viene divisa in blocchi di attività e recupero, specialmente in un circuito nel quale la maggioranza delle avversarie compete quasi ogni settimana.
Questo non significa attribuire tutti i risultati negativi all'infortunio. Ogni partita possiede la propria storia e le avversarie che hanno battuto Anisimova hanno meritato i rispettivi successi. Il dato corretto è semplicemente che il polso ha avuto un'incidenza concreta sulla programmazione annuale.

La scelta di fermarsi prima dell'inverno

Interrompere la stagione a fine settembre garantisce ad Anisimova un vantaggio importante: il recupero non deve essere compresso nelle poche settimane della tradizionale off-season.
Le giocatrici che arrivano fino alle Finals concludono infatti l'attività a novembre e hanno un margine relativamente breve prima della preparazione per l'Australia. Anisimova avrà invece un periodo più lungo, anche se una parte sarà naturalmente dedicata alla gestione dell'infortunio.
Il modo in cui questo tempo verrà utilizzato non è stato dettagliato pubblicamente. Qualsiasi ipotesi su terapie, interventi o tempi specifici sarebbe quindi prematura. L'unica indicazione disponibile è l'intenzione di tornare nel 2027.

L'Australian Open è il riferimento naturale, non una certezza

Il primo Slam della prossima stagione sarà naturalmente l'Australian Open 2027. È quindi facile considerarlo il grande riferimento temporale per il ritorno, ma non esiste al momento la necessità di trasformarlo in una scadenza clinica certa.
La priorità indicata è recuperare. Soltanto l'evoluzione delle condizioni permetterà di stabilire quando Anisimova potrà riprendere allenamenti completi e competizione.
Dal punto di vista sportivo, Melbourne resta comunque una prospettiva interessante: nel 2026 la statunitense aveva raggiunto i quarti di finale e possiede un gioco particolarmente adatto ai campi duri.

Il precedente ritorno dimostra che il tempo può essere un alleato

La stessa carriera di Anisimova offre un precedente utile. La pausa presa nel 2023 sembrò inizialmente allontanarla dai vertici, ma negli anni successivi contribuì a precedere la migliore fase sportiva della sua carriera.
Naturalmente una pausa scelta per ragioni personali e uno stop determinato da un infortunio fisico sono situazioni differenti. Il punto comune riguarda però la necessità di non giudicare un'atleta esclusivamente sulla base dell'assenza temporanea dal circuito.
Nel 2024 Anisimova tornò gradualmente. Nel 2025 raggiunse due finali Slam. La carriera sportiva raramente procede lungo una linea perfettamente ascendente e il caso della statunitense ne rappresenta un esempio particolarmente evidente.

La potenza resta una qualità che non scompare

Uno stop può interrompere il ritmo, ma non cancella automaticamente le qualità tecniche che hanno permesso a una giocatrice di raggiungere il numero tre mondiale. Il rovescio di Anisimova, la capacità di anticipare e l'aggressività in risposta continueranno a rappresentare la base sulla quale costruire il ritorno.
Il lavoro successivo riguarderà inevitabilmente il modo in cui queste armi potranno essere utilizzate all'interno di una condizione atletica sufficientemente stabile. Nel tennis femminile attuale, dove molte delle migliori possiedono grande potenza da fondo, la differenza è spesso determinata dalla capacità di produrla settimana dopo settimana.

Il circuito continuerà a cambiare durante la sua assenza

Mentre Anisimova recupera, il ranking WTA continuerà naturalmente a muoversi. Altre giocatrici accumuleranno punti e i risultati del 2025 ancora presenti nel suo punteggio usciranno progressivamente dal calcolo.
Di conseguenza il punto dal quale ripartirà nel 2027 potrebbe essere differente dall'attuale numero 11. È una conseguenza normale del sistema, non un indicatore automatico del livello reale della giocatrice.
Al rientro, Anisimova potrebbe quindi trovarsi di fronte a tabelloni meno protetti rispetto a quelli affrontati da Top 5. È una difficoltà supplementare, ma anche una situazione già sperimentata durante la risalita del 2024.

Il 2026 non cancella il 2025

La tentazione più semplice sarebbe descrivere l'anno come una grande delusione dopo la straordinaria stagione precedente. I risultati mostrano certamente un passo indietro, ma il contesto richiede maggiore precisione.
Anisimova ha raggiunto i quarti all'Australian Open, una semifinale a Dubai e altri risultati competitivi, ma non ha potuto costruire continuità. Soprattutto, il problema al polso ha interrotto una parte importante della stagione sulla terra e ora impedisce di disputare lo swing asiatico.
La valutazione più utile sarà quindi possibile soltanto dopo il ritorno. Se il periodo di recupero permetterà alla statunitense di competere senza nuovi stop, il 2026 potrà essere letto come una stagione problematica all'interno di una carriera ancora pienamente aperta.

Perdere Pechino fa male anche sul piano simbolico

Fra tutti gli eventi che Anisimova è costretta a saltare, Pechino occupa un posto particolare. Il titolo del 2025 non era semplicemente uno dei tanti trofei: rappresentava la conferma definitiva che la finale di Wimbledon e quella dello US Open non erano episodi isolati.
Battere Gauff in semifinale e Noskova in finale aveva dimostrato la capacità di Anisimova di sostenere pressione e aspettative anche dopo una stagione lunghissima. Tornare da campionessa avrebbe avuto un forte valore sia sportivo sia emotivo.
La scelta di rinunciarvi rende ancora più evidente la priorità attribuita alla salute fisica. Se esiste un torneo che una campionessa in carica vorrebbe evitare di saltare, è proprio quello nel quale dovrebbe difendere il titolo.

La stagione finisce, la carriera no

A 25 anni Anisimova dispone ancora di un orizzonte molto ampio. Nel tennis contemporaneo molte giocatrici raggiungono la piena maturità competitiva ben oltre questa età. La chiusura del 2026 non deve quindi essere confusa con un giudizio sulla traiettoria complessiva.
La sua carriera ha già contenuto una semifinale al Roland Garros da adolescente, una pausa lontano dal circuito, un ritorno progressivo, due finali Slam, due titoli WTA 1000 nella stessa stagione e l'ingresso fra le prime tre del mondo.
La fase successiva dipenderà soprattutto da come reagirà il polso sinistro al periodo di recupero. È una domanda che oggi non ha una risposta verificabile e che soltanto il tempo e il ritorno agli allenamenti potranno chiarire.

Il vero obiettivo è tornare senza inseguire il tempo perso

Quando un'atleta perde tornei importanti, la tentazione naturale è pensare immediatamente ai punti, alle posizioni e alle occasioni mancate. Nel caso di Anisimova, tuttavia, il 2026 mostra perché la priorità non possa essere semplicemente recuperare in fretta quanto perduto.
Il ranking può essere ricostruito attraverso i risultati. Un problema fisico trascinato troppo a lungo rischia invece di creare nuove interruzioni e rendere ancora più complicato trovare continuità.
La scelta di chiudere la stagione prima di ottobre offre alla statunitense la possibilità di affrontare il recupero senza una gara immediata contro il calendario. Il prossimo capitolo dovrà iniziare quando sarà pronta per sostenere nuovamente il livello richiesto dal Tour WTA.

Dal titolo di Pechino allo stop: dodici mesi che raccontano il tennis

Meno di un anno separa l'immagine di Amanda Anisimova campionessa del China Open dalla decisione di non difendere il trofeo. È una distanza temporale breve che mostra quanto rapidamente possano cambiare le condizioni nello sport professionistico.
Nell'ottobre 2025 la statunitense concludeva una delle settimane migliori della propria carriera. Nel settembre 2026 sceglie di fermarsi per proteggere il polso e rinuncia alla parte finale della stagione. Nessuna delle due immagini, presa da sola, racconta completamente la giocatrice.
Il 2027 dirà se questo stop sarà stato semplicemente una parentesi prima di una nuova risalita. Per ora restano i fatti: 22 vittorie, 12 sconfitte, numero 11 del mondo e stagione terminata anticipatamente. Se seguite il tennis femminile, raccontate nei commenti quale aspetto ritenete più importante per il ritorno di Anisimova: la condizione fisica, la continuità nei tornei o la possibilità di ritrovare rapidamente il livello mostrato nel grande 2025.

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