Amazzonia, la deforestazione crolla del 37%: minimo storico da un decennio
La deforestazione nell'Amazzonia brasiliana ha raggiunto il livello più basso dell'ultimo decennio, secondo i dati satellitari diffusi ieri dall'Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali brasiliano (INPE). Tra agosto 2025 e luglio 2026 sono stati disboscati 2.874 chilometri quadrati di foresta, un calo del 37% rispetto ai dodici mesi precedenti.
I numeri del calo registrato dall'INPE
Secondo i dati satellitari dell'INPE, l'area complessivamente disboscata nel periodo tra agosto 2025 e luglio 2026 si è fermata a 2.874 chilometri quadrati, contro i circa 4.500 chilometri quadrati registrati nei dodici mesi precedenti. Si tratta del valore più basso mai registrato per questo specifico periodo di monitoraggio dall'inizio delle rilevazioni satellitari, avviate nel 2016.
Un calo che si inserisce in un trend pluriennale
Questo risultato non rappresenta un episodio isolato, ma la continuazione di una tendenza già osservata nei mesi precedenti: secondo dati diffusi in precedenza, nella sola prima metà del 2026 la deforestazione era già scesa del 38% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, confermando un percorso di miglioramento costante nel corso degli ultimi due anni di governo.
Le parole del presidente Lula
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha rivendicato personalmente i risultati della propria politica ambientale, presentando i dati direttamente presso la sede dell'INPE a São José dos Campos. "Se manterremo questo ritmo, con serietà e mettendo a disposizione le risorse necessarie, possiamo raggiungere questo traguardo", ha dichiarato il capo di Stato, riferendosi all'obiettivo di azzerare completamente la deforestazione illegale entro il 2030.
Un obiettivo ambizioso fissato nel 2023
L'obiettivo di azzeramento della deforestazione illegale entro il 2030 era stato annunciato per la prima volta da Lula già nel 2023, subito dopo il proprio ritorno alla presidenza del Brasile, in netta discontinuità con la politica ambientale del predecessore di estrema destra Jair Bolsonaro, sotto il cui governo la deforestazione amazzonica aveva toccato, nel 2022, uno dei propri picchi storici più elevati.
Il confronto con gli anni del governo Bolsonaro
Per avere un termine di paragone concreto, durante l'anno di picco della deforestazione sotto Bolsonaro, l'area complessivamente disboscata era risultata pari a circa tredici volte l'estensione della città di New York, un dato che rende ancora più significativo il miglioramento registrato negli ultimi anni sotto la presidenza Lula.
Le tensioni commerciali internazionali sul tema
Il tema della deforestazione amazzonica resta comunque al centro di tensioni diplomatiche internazionali: lo scorso giugno, funzionari dell'amministrazione statunitense guidata da Donald Trump avevano proposto nuovi dazi commerciali contro il Brasile, citando tra le motivazioni anche le pratiche di deforestazione illegale. Il governo brasiliano ha però sottolineato come proprio gli ultimi dati diffusi dall'INPE smentiscano concretamente queste accuse.
Il ruolo cruciale dell'Amazzonia per il clima globale
La foresta amazzonica, di cui circa il 60% si trova in territorio brasiliano, rappresenta la più grande foresta pluviale tropicale del pianeta, un ecosistema fondamentale per l'assorbimento globale di anidride carbonica e per la regolazione del clima terrestre, rendendo ogni progresso nella sua tutela particolarmente significativo non soltanto per il Brasile, ma per l'intera comunità internazionale impegnata nella lotta al cambiamento climatico.
Una sfida che richiede continuità nel tempo
Nonostante questi risultati incoraggianti, gli osservatori ambientali internazionali sottolineano come la reale sfida per il Brasile consista ora nel mantenere questo trend positivo negli anni a venire, in un contesto politico in cui le pressioni dei grandi produttori agroalimentari per un maggiore accesso alle risorse naturali amazzoniche restano comunque significative, specialmente in vista delle prossime elezioni presidenziali previste per il mese di ottobre.
Una speranza concreta per la più grande foresta pluviale del pianeta
Con questo nuovo minimo decennale confermato dai dati satellitari ufficiali, il Brasile dimostra come un impegno politico determinato e continuativo possa effettivamente tradursi in risultati misurabili per la tutela di uno degli ecosistemi più preziosi dell'intero pianeta, offrendo un segnale di speranza concreta proprio nel momento in cui la crisi climatica globale richiede risposte sempre più urgenti ed efficaci. E voi seguite con interesse gli sforzi internazionali per la tutela delle foreste pluviali tropicali? Condividete la vostra opinione nei commenti.

