Abodi al Meeting di Rimini: grandi eventi e futuro dello sport italiano
Dal ghiaccio e dalla neve di Milano Cortina 2026 al mare di Napoli che nel 2027 ospiterà l'America's Cup: il filo che unisce due dei più importanti appuntamenti sportivi organizzati dall'Italia è al centro dell'intervento che il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi terrà oggi, martedì 25 agosto, alla 47ª edizione del Meeting per l'amicizia fra i popoli di Rimini. Alle ore 15, nell'Auditorium Intesa Sanpaolo D3 della Fiera, Abodi concluderà l'incontro "Dalla montagna al mare, l'Italia che costruisce sport", dedicato soprattutto a una domanda: cosa rimane realmente a un Paese quando le gare sono finite, le medaglie sono state assegnate e il pubblico internazionale si sposta verso il successivo grande evento?
Il tema dell'eredità sportiva è particolarmente attuale. L'Italia ha appena concluso un ciclo olimpico e paralimpico invernale nel quale Milano Cortina ha coinvolto città, valli alpine e territori appartenenti a più regioni e province autonome. Contemporaneamente sta entrando nella fase operativa della preparazione della 38ª America's Cup, che nel 2027 porterà per la prima volta in Italia il Match finale del più antico trofeo sportivo internazionale ancora disputato. Due eventi profondamente differenti per discipline, territori e organizzazione, ma accomunati dalla necessità di trasformare una grande esposizione internazionale in infrastrutture, competenze, partecipazione e opportunità utilizzabili anche negli anni successivi.
Abodi oggi al Meeting di Rimini
L'appuntamento è previsto alle 15:00 di oggi, 25 agosto, nell'ambito del programma della 47ª edizione del Meeting di Rimini, in corso alla Fiera dal 21 al 26 agosto. L'intervento conclusivo sarà affidato ad Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, mentre il confronto coinvolgerà rappresentanti istituzionali, atleti e protagonisti provenienti da differenti discipline.
È importante precisare un elemento temporale: al momento della pubblicazione mattutina di questo articolo l'intervento del ministro non si è ancora svolto. Non sarebbe quindi corretto attribuire anticipatamente ad Abodi dichiarazioni che potrà eventualmente pronunciare nel pomeriggio. Sono invece già definiti il programma, i partecipanti e il tema dell'incontro: comprendere come i grandi eventi sportivi possano produrre un valore duraturo invece di esaurire i propri effetti nel periodo delle competizioni.
Dalla montagna al mare, il significato del titolo
"Dalla montagna al mare, l'Italia che costruisce sport" sintetizza due capitoli consecutivi dello sport italiano. La montagna è quella di Milano Cortina 2026, con Olimpiadi e Paralimpiadi invernali organizzate tra Milano, Cortina d'Ampezzo e diversi territori alpini. Il mare è quello del Golfo di Napoli, dove nel 2027 si svolgerà la 38ª America's Cup.
Il collegamento non è soltanto geografico. Entrambi gli appuntamenti pongono il problema della legacy, termine ormai centrale nell'organizzazione dei grandi eventi. Una competizione internazionale genera investimenti, opere, flussi turistici, formazione professionale e attenzione mediatica. Il vero risultato di lungo periodo dipende però da quanto di questa energia riesca a sopravvivere dopo l'ultima gara.
Gli altri protagonisti dell'incontro
Il panel riunisce esperienze molto differenti. Sono previsti i saluti introduttivi di Federica Picchi, sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega a Sport e Giovani, e di Carlo Puca, assessore alla Partecipazione Attiva e all'Immagine della Città del Comune di Napoli. Le due presenze istituzionali rappresentano idealmente i territori attorno ai quali ruotano i due grandi eventi presi come riferimento.
Interverranno inoltre Arianna Fontana, campionessa olimpica dello short track, Valentina Greggio, protagonista dello sci di velocità e detentrice del primato mondiale femminile, e il velista Paolo Scutellaro. È previsto anche l'intervento del giornalista Carlo Zazzera, mentre a moderare sarà Mario Del Verme di Cdo Sport. La composizione mette quindi insieme istituzioni, sport invernali e vela, coerentemente con il passaggio simbolico dalla montagna al mare.
Arianna Fontana rappresenta l'eredità agonistica di Milano Cortina
La presenza di Arianna Fontana assume un significato particolare. A Milano Cortina 2026 la fuoriclasse dello short track ha conquistato tre medaglie: l'oro nella staffetta mista e due argenti, nei 500 metri e nella staffetta femminile. Con quei risultati è arrivata a 14 medaglie olimpiche complessive, superando il precedente primato italiano detenuto da Edoardo Mangiarotti.
Fontana rappresenta quindi una delle forme più immediate di eredità dei Giochi: non un impianto o una strada, ma un'atleta capace di trasformare un grande evento disputato in casa in un riferimento per le generazioni più giovani. Uno dei problemi centrali del post-Olimpiade consiste proprio nel capire se l'attenzione prodotta da campioni e medaglie riesca a tradursi in un aumento reale della pratica sportiva.
L'Italia ha chiuso Milano Cortina con numeri sportivi storici
Per l'Italia, i Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026 hanno prodotto un risultato agonistico eccezionale. La squadra azzurra ha conquistato complessivamente 30 medaglie: 10 ori, 6 argenti e 14 bronzi. Dietro questo totale ci sono risultati che hanno segnato diverse discipline, dalle vittorie di Federica Brignone nello sci alpino a quelle di Francesca Lollobrigida nel pattinaggio di velocità, fino al primo oro olimpico italiano nel biathlon ottenuto da Lisa Vittozzi.
Ma proprio un medagliere tanto ricco rende ancora più attuale la domanda del Meeting: come trasformare il successo agonistico in qualcosa che continui a produrre effetti? Un podio può aumentare temporaneamente l'interesse verso una disciplina, ma perché quell'interesse produca nuovi praticanti servono impianti accessibili, tecnici, associazioni, scuole sportive e condizioni economiche che permettano alle famiglie di sostenere la partecipazione.
Anche le Paralimpiadi hanno segnato un record italiano
Un discorso analogo riguarda le Paralimpiadi invernali disputate dal 6 al 15 marzo. L'Italia ha chiuso Milano Cortina con 16 medaglie, di cui sette d'oro, sette d'argento e due di bronzo, ottenendo il miglior risultato nella propria storia ai Giochi paralimpici invernali. Il dato assume un valore particolare quando si parla di accessibilità dello sport.
La legacy paralimpica non può infatti essere misurata soltanto attraverso il numero delle medaglie. Una vera eredità richiede che impianti, attività di base e percorsi di avviamento allo sport diventino più facilmente utilizzabili dalle persone con disabilità. In questa prospettiva, le strutture rese più accessibili per un evento internazionale acquisiscono valore soprattutto quando restano disponibili alla popolazione anche dopo la cerimonia di chiusura.
Milano Cortina era nata pensando già al dopo-Giochi
Il concetto di legacy non è stato aggiunto a Milano Cortina soltanto dopo le Olimpiadi. Era presente fin dalla candidatura. Il progetto prevedeva esplicitamente una distinzione tra eredità materiale ed eredità immateriale: da una parte infrastrutture sportive, mobilità, accessibilità e sviluppo territoriale; dall'altra diffusione della pratica sportiva, educazione, volontariato e cultura olimpica e paralimpica.
È ora che quelle promesse entrano nella fase più difficile: la verifica. Organizzare bene una manifestazione per alcune settimane e costruire un'eredità pluriennale sono obiettivi differenti. Il primo può essere valutato quasi immediatamente; il secondo richiede anni e indicatori capaci di misurare utilizzo degli impianti, flussi turistici, partecipazione sportiva, accessibilità e benefici per i territori.
L'eredità materiale: cosa succede agli impianti
Uno dei criteri più concreti riguarda gli impianti sportivi. L'obiettivo dichiarato del progetto olimpico era utilizzare il maggior numero possibile di strutture esistenti o temporanee e destinare quelle permanenti a un impiego successivo, sia per lo sport d'élite sia per l'attività di base. Il valore economico di un'infrastruttura non dipende infatti dalla cerimonia di inaugurazione, ma da quanto viene utilizzata nel corso degli anni.
Nel caso delle aree alpine, la possibilità di mantenere strutture competitive può rafforzare la capacità dei territori di ospitare eventi internazionali futuri, allenamenti delle nazionali e attività giovanili. Ma ogni impianto comporta anche costi di manutenzione e gestione: per questo la sostenibilità finanziaria del periodo post-Giochi diventa parte integrante della valutazione della legacy.
La legacy non riguarda soltanto le sedi di gara
Ridurre l'eredità di Milano Cortina alle sole piste o ai palazzetti sarebbe però insufficiente. I Giochi hanno richiesto interventi su mobilità, accessibilità, servizi e organizzazione territoriale. Alcune opere erano direttamente funzionali all'evento, altre rispondevano a esigenze già presenti e hanno trovato nei Giochi un acceleratore.
Il criterio da utilizzare nel lungo periodo sarà quindi molto semplice: capire se gli investimenti pubblici collegati all'evento continuino a offrire un servizio alla popolazione. Una strada, una ferrovia, una struttura accessibile o un impianto modernizzato diventano vera eredità soltanto quando producono utilità dopo la partenza di atleti, media e spettatori.
La componente immateriale: volontari, competenze e organizzazione
Esiste poi un'eredità meno visibile ma altrettanto rilevante: quella delle competenze professionali. Organizzare Olimpiadi e Paralimpiadi richiede migliaia di persone formate nella gestione degli eventi, nella sicurezza, nell'accoglienza, nella logistica, nella comunicazione e nelle tecnologie. Una parte di questo patrimonio può essere riutilizzata per altre manifestazioni.
Lo stesso vale per il volontariato sportivo. I grandi eventi mobilitano persone che spesso entrano per la prima volta in una struttura organizzativa internazionale. Se questa esperienza resta isolata, l'effetto termina con l'evento. Se invece i volontari continuano a collaborare con federazioni, società, associazioni e manifestazioni territoriali, la legacy acquisisce una dimensione sociale concreta.
La cultura sportiva come obiettivo più difficile da misurare
Il titolo dell'incontro di Rimini parla esplicitamente di costruire una cultura dello sport. È forse l'obiettivo più ambizioso, perché non può essere ottenuto semplicemente organizzando grandi competizioni. Guardare una finale olimpica può suscitare entusiasmo; praticare regolarmente attività fisica richiede invece disponibilità di strutture, tempo, educazione e accessibilità economica.
Una politica sportiva di lungo periodo deve quindi collegare lo sport spettacolo allo sport quotidiano. Il successo di un campione può funzionare da modello, ma servono palestre scolastiche, campi pubblici, società dilettantistiche e operatori qualificati affinché bambini, adolescenti, adulti e anziani possano trasformare quell'ispirazione in attività concreta.
Lo sport è entrato nella Costituzione italiana
Il confronto si colloca inoltre in un quadro istituzionale cambiato negli ultimi anni. Dal 2023 l'articolo 33 della Costituzione riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme. È un riconoscimento che non assegna automaticamente risorse o risolve i problemi degli impianti, ma attribuisce allo sport una nuova centralità costituzionale.
La sfida successiva consiste nel tradurre questo principio in politiche accessibili. Se lo sport viene considerato strumento educativo, sociale e di benessere, la sua diffusione non può essere valutata esclusivamente attraverso i risultati delle nazionali o il numero dei grandi eventi ospitati. Diventano altrettanto importanti la pratica di base, l'inclusione e la riduzione delle barriere economiche e territoriali.
Valentina Greggio porta al Meeting il tema dell'eccellenza
Un'altra protagonista del panel sarà Valentina Greggio, una delle figure più importanti dello sci di velocità mondiale. Nell'aprile 2026 l'atleta piemontese ha stabilito a Vars, in Francia, il nuovo record mondiale femminile raggiungendo 248,270 chilometri orari, migliorando il primato che già le apparteneva.
La stagione 2026 l'ha vista inoltre conquistare il titolo mondiale e un'altra Coppa del Mondo. La sua presenza permette di affrontare una dimensione meno visibile rispetto ai grandi sport olimpici: l'eccellenza italiana nasce anche in discipline con una minore esposizione mediatica. Costruire cultura sportiva significa quindi valorizzare un sistema più ampio del solo calcio o delle discipline che ricevono attenzione per poche settimane durante i Giochi.
Dopo Milano Cortina lo sguardo si sposta su Napoli
Se Milano Cortina rappresenta il grande evento appena concluso, Napoli 2027 è quello che sta entrando nella fase decisiva della preparazione. Il Governo italiano, insieme a Emirates Team New Zealand e al Royal New Zealand Yacht Squadron, ha ottenuto l'organizzazione della 38ª America's Cup, prevista nel capoluogo campano nella primavera-estate del 2027.
Per la prima volta nella storia, la Louis Vuitton Cup e il Match che assegna l'America's Cup saranno disputati in Italia. Il Paese ha una tradizione molto importante nella competizione grazie alle campagne di Azzurra, Il Moro di Venezia e soprattutto Luna Rossa, ma non aveva mai ospitato la fase conclusiva che assegna il trofeo.
Napoli ha già conosciuto l'America's Cup
La città non parte però da zero. Napoli ospitò eventi delle America's Cup World Series nel 2012 e nel 2013, attirando una presenza straordinaria lungo il lungomare. L'esperienza contribuì a consolidare la relazione tra la competizione e il pubblico italiano e rappresenta uno dei precedenti richiamati nella scelta della città per il 2027.
La differenza è sostanziale: nel 2027 Napoli non ospiterà una tappa preparatoria, ma diventerà la sede del Match dell'America's Cup e della serie che selezionerà lo sfidante del defender Emirates Team New Zealand. La dimensione organizzativa, sportiva e internazionale sarà quindi molto più ampia.
Bagnoli diventa una delle questioni centrali
Uno degli elementi più significativi del progetto riguarda Bagnoli. L'area è destinata a ospitare le basi dei team e una parte delle infrastrutture tecniche dell'America's Cup. L'evento viene quindi collegato a un processo di rigenerazione urbana di un territorio che da decenni affronta il complesso percorso successivo alla dismissione industriale.
È qui che il concetto di eredità del grande evento diventa particolarmente concreto. Le strutture realizzate per le squadre e gli interventi sull'area non possono essere valutati soltanto in funzione delle settimane della competizione. Il vero parametro sarà ciò che resterà disponibile alla città dopo il 2027 e quanto l'accelerazione legata all'America's Cup riuscirà a inserirsi in un progetto urbano di lungo periodo.
La gara sarà visibile dal cuore della città
Il progetto della 38ª America's Cup prevede un campo di regata nel Golfo di Napoli, con una configurazione pensata per avvicinare il pubblico allo spettacolo delle imbarcazioni AC75. Il Race Village è previsto nell'area del Lungomare Caracciolo, mentre una fanzone è indicata in Piazza del Plebiscito.
Questo rapporto diretto tra città e mare costituisce uno dei principali punti di forza della candidatura napoletana. A differenza di eventi disputati in strutture chiuse o territori periferici, la vela può diventare parte visibile dello spazio urbano. La sfida sarà trasformare questa esposizione non soltanto in turismo temporaneo, ma in maggiore familiarità con gli sport nautici e con la cultura del mare.
L'America's Cup è anche una competizione tecnologica
L'America's Cup non è esclusivamente una regata. Le barche della classe AC75 rappresentano piattaforme tecnologiche nelle quali aerodinamica, idrodinamica, materiali compositi, software e analisi dei dati assumono un ruolo determinante. La competizione è da sempre anche un confronto tra capacità di ricerca e progettazione.
Per questo la legacy può riguardare anche innovazione e competenze. La presenza di team internazionali, tecnici e aziende specializzate offre potenzialmente occasioni di collaborazione con università, imprese e filiere industriali italiane. Anche in questo caso, però, l'impatto non è automatico: dipende dalla capacità di creare relazioni che continuino dopo l'evento.
Giovani e donne avranno competizioni dedicate
Il programma dell'America's Cup comprende anche la Youth America's Cup e la Women's America's Cup. Le due competizioni sono parte di un percorso attraverso il quale le squadre possono offrire esperienza internazionale ai talenti emergenti e aumentare la presenza femminile ai massimi livelli della vela.
Dal punto di vista della legacy, questo elemento è particolarmente importante. Un grande evento può contribuire alla crescita del movimento soltanto se crea percorsi per nuovi atleti. Guardare gli AC75 può produrre spettacolo; offrire occasioni di formazione e competizione alle nuove generazioni produce invece un'eredità sportiva più strutturale.
Il decreto sport e il sostegno ai grandi eventi
L'America's Cup rientra anche nel più ampio quadro delle misure istituzionali adottate nel 2026 per i grandi eventi sportivi. Il decreto sport presentato dal Governo comprende interventi collegati alla competizione velica del 2027, ai Giochi del Mediterraneo di Taranto e alla preparazione degli Europei di calcio del 2032.
Il tema evidenzia una scelta strategica: utilizzare la capacità dell'Italia di ospitare manifestazioni internazionali come leva per infrastrutture, turismo e sviluppo territoriale. Il rischio, però, è sempre quello di concentrare risorse e attenzione sulla fase spettacolare. È proprio per questo che il dibattito sulla legacy diventa indispensabile: un evento è davvero utile quando i suoi benefici superano la durata del calendario sportivo.
Dal 2026 al 2032, un calendario senza precedenti
L'Italia si trova davanti a una sequenza particolarmente intensa di grandi appuntamenti. Milano Cortina si è appena conclusa; nell'estate 2026 sono in programma anche i Giochi del Mediterraneo di Taranto; nel 2027 arriverà l'America's Cup a Napoli; nel 2032 l'Italia ospiterà insieme alla Turchia il Campionato europeo di calcio.
Questa continuità offre l'opportunità di costruire un vero know-how nazionale nella gestione degli eventi. Le competenze maturate in una manifestazione possono essere trasferite alla successiva, riducendo la necessità di ripartire ogni volta da zero. Ma richiede anche programmazione affinché gli investimenti non siano frammentati in progetti indipendenti e privi di una strategia comune.
L'altra faccia dei grandi eventi: costi e manutenzione
Parlare di legacy significa affrontare anche gli aspetti meno celebrativi. Le infrastrutture sportive hanno costi di costruzione, adeguamento e manutenzione. Un impianto progettato per migliaia di spettatori può diventare un peso economico se, terminato l'evento, non esiste una domanda sufficiente a mantenerlo attivo.
Per questo la sostenibilità deve essere valutata sull'intero ciclo di vita dell'opera. Riutilizzo, modularità, integrazione con il territorio e capacità di ospitare manifestazioni successive diventano elementi più importanti della spettacolarità iniziale. La vera eredità è un impianto utilizzato, non semplicemente un impianto costruito.
Il turismo è una possibilità, non una garanzia
Un grande evento produce inevitabilmente una forte visibilità internazionale. Milano Cortina ha portato immagini delle Alpi e delle città italiane davanti a un pubblico mondiale; Napoli potrà fare lo stesso attraverso il Golfo, il Vesuvio e il lungomare durante l'America's Cup. Ma l'effetto turistico di lungo periodo deve essere costruito.
La promozione può trasformare spettatori televisivi in futuri visitatori, soprattutto quando l'evento rafforza l'identità di un territorio. Perché ciò avvenga, però, servono servizi, collegamenti e un'offerta capace di gestire nuovi flussi senza compromettere la qualità della vita dei residenti. Anche il turismo, quindi, deve essere inserito nella valutazione dell'eredità e non considerato automaticamente positivo.
Sport e territori: la vera sfida italiana
Milano Cortina ha adottato un modello particolarmente diffuso, distribuendo le competizioni tra città e territori alpini. Napoli 2027 seguirà invece una logica fortemente concentrata sul rapporto tra città e mare. Sono modelli differenti che mostrano come lo sport possa interagire con il territorio in modi diversi.
Il denominatore comune resta la necessità di creare una relazione tra evento e comunità locale. Se i residenti percepiscono la manifestazione soltanto attraverso disagi, costi e limitazioni, la legacy sociale sarà debole. Se invece ottengono servizi, opportunità, spazi riqualificati e occasioni di partecipazione, l'evento può essere percepito come parte di un progetto condiviso.
Lo sport di base resta il banco di prova
Il grande limite di ogni politica costruita intorno alle manifestazioni internazionali è il rischio di creare una distanza tra sport d'élite e sport quotidiano. Un Paese può organizzare perfettamente Olimpiadi e campionati mondiali e allo stesso tempo avere quartieri privi di palestre accessibili o famiglie che rinunciano all'attività sportiva per motivi economici.
Il successo di una strategia nazionale dovrebbe quindi essere misurato anche sulla capacità di aumentare la partecipazione di base. In questa prospettiva assumono rilievo le politiche per l'accesso allo sport delle famiglie con redditi più bassi, la riqualificazione degli impianti locali e il sostegno alle associazioni dilettantistiche.
La Dote per lo sport e l'accesso delle famiglie
Tra gli strumenti dell'agenda governativa figura il Fondo Dote per la famiglia, destinato a favorire l'accesso alla pratica sportiva dei minori appartenenti a nuclei con determinati requisiti economici. Il recente decreto sport ha consolidato risorse destinate alla misura per le famiglie con ISEE fino a 15.000 euro annui.
È proprio questo tipo di collegamento tra grande sport e pratica quotidiana a determinare la profondità della cultura sportiva. Un successo olimpico può ispirare un bambino; la possibilità economica di iscriversi a un corso e avere vicino una struttura adeguata determina se quell'ispirazione potrà trasformarsi realmente in attività.
Gli oratori come infrastruttura sociale dello sport
Nelle settimane precedenti al Meeting, il Dipartimento ha inoltre avviato misure dedicate agli oratori, con risorse per valorizzarne la funzione educativa e sportiva. Per il 2026 sono stati stanziati 6,5 milioni di euro per progetti formativi e sociali, mentre un intervento separato riguarda la riqualificazione infrastrutturale.
Il dato è significativo perché allarga il concetto di impianto sportivo. Non esistono soltanto stadi e palazzetti destinati alle competizioni professionistiche: una parte importante della pratica italiana avviene in strutture scolastiche, parrocchiali, comunali e associative. È in questi spazi che la cultura dello sport viene costruita quotidianamente.
Lo stand "Sport, Giovani, Futuro" al Meeting
La partecipazione istituzionale a Rimini non si limita all'intervento di Abodi. Al Meeting è presente anche lo stand "Sport, Giovani, Futuro", sostenuto dal Dipartimento per lo Sport, dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, da Sport e Salute e dall'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale.
Il programma comprende iniziative dedicate agli strumenti finanziari per gli oratori, alle politiche giovanili e alla parità tra donne, salute e sport. È una dimensione meno visibile rispetto al panel sui grandi eventi, ma coerente con la stessa domanda: come collegare le manifestazioni che attirano l'attenzione del mondo con i problemi concreti dell'accesso alla pratica sportiva?
Donne e sport, un altro pezzo della legacy
Nella giornata di oggi è previsto anche un appuntamento dedicato a donne, salute e sport. Il tema si collega direttamente alla necessità di aumentare la partecipazione femminile, sia nell'attività di base sia nelle discipline professionistiche e nelle strutture dirigenziali.
La presenza di atlete come Fontana e Greggio nel principale panel sportivo assume quindi anche una dimensione simbolica. Entrambe hanno costruito carriere ai massimi livelli e record internazionali in discipline differenti. Rendere visibili queste esperienze può contribuire a consolidare modelli sportivi femminili, ma la vera parità richiede possibilità di accesso, investimenti e percorsi professionali stabili.
Una cultura sportiva richiede anche educazione
Lo sport viene riconosciuto costituzionalmente per il proprio valore educativo, ma quel valore non nasce automaticamente dalla competizione. Rispetto delle regole, collaborazione, gestione della sconfitta, disciplina e inclusione devono essere insegnati attraverso l'attività concreta e attraverso operatori preparati.
Per questo il rapporto tra scuola e sport resta uno dei pilastri della strategia di lungo periodo. Le esperienze legate ai Giochi della Gioventù, ai programmi educativi olimpici e alle attività delle associazioni hanno valore soprattutto quando permettono di raggiungere ragazzi che altrimenti resterebbero fuori dal sistema sportivo.
Milano Cortina e Napoli come due test differenti
Il confronto di oggi consente di mettere uno accanto all'altro due modelli quasi opposti. Milano Cortina ha richiesto la gestione contemporanea di molti territori, discipline e impianti distribuiti su un'area geografica vasta. L'America's Cup concentra invece l'attenzione sul mare, sulla tecnologia e sul rapporto diretto con una grande città mediterranea.
Proprio questa differenza permette di capire quanto la nozione di grande evento sia ampia. Non esiste una formula unica di legacy. Nelle Alpi può significare infrastrutture per sport invernali e mobilità; a Napoli può significare rigenerazione urbana, cultura nautica e innovazione legata alla vela. Il criterio comune resta la durata del valore generato.
Napoli 2027 e la possibilità di avvicinare i giovani alla vela
L'America's Cup può avere un impatto particolare su uno sport come la vela, fortemente legato alla geografia e alla disponibilità di strutture nautiche. La presenza del massimo trofeo internazionale in una città affacciata direttamente sul Mediterraneo può aumentare la curiosità dei giovani verso un'attività che spesso viene percepita come distante o difficilmente accessibile.
La vera eredità sportiva, tuttavia, dipenderà dalla capacità di creare percorsi accessibili anche dopo il 2027. Scuole vela, circoli, iniziative con gli istituti scolastici e utilizzo delle strutture nate attorno all'evento possono fare la differenza tra una grande manifestazione vista da milioni di persone e un progetto capace di produrre nuovi praticanti.
L'innovazione deve restare sul territorio
Una competizione tecnologica come l'America's Cup può inoltre favorire relazioni tra sport, università e impresa. Le AC75 richiedono competenze avanzate in materiali, aerodinamica, meccanica, elettronica e software, settori nei quali l'Italia possiede filiere industriali e accademiche di alto livello.
Trasformare questa concentrazione temporanea di competenze in innovazione duratura richiede però programmi specifici. Workshop, collaborazioni universitarie, formazione professionale e connessioni con le imprese locali possono utilizzare l'evento come acceleratore. Senza questi collegamenti, molta della conoscenza rischia invece di lasciare il territorio insieme ai team.
La legacy deve essere misurabile
Una delle lezioni fondamentali della moderna organizzazione sportiva è che la parola legacy non dovrebbe essere utilizzata come semplice slogan. Un'eredità può e deve essere misurata attraverso indicatori: numero di persone che utilizzano un impianto, nuovi praticanti, manifestazioni ospitate, accessibilità, incremento turistico sostenibile, posti di lavoro e utilizzo delle infrastrutture.
Lo stesso vale per gli effetti sociali e ambientali. Dichiarare che un evento promuove inclusione o sostenibilità non è sufficiente. Bisogna valutare risultati effettivi nel corso degli anni. Il vero esame di Milano Cortina inizierà quindi proprio dopo Milano Cortina; quello di Napoli comincerà quando nel 2027 le barche dell'America's Cup avranno lasciato il Golfo.
Il rischio dell'effetto vetrina
Il grande evento possiede una forza comunicativa enorme. Per alcune settimane un territorio può trovarsi al centro della televisione mondiale, ricevere capi di Stato, atleti, sponsor, tifosi e giornalisti. È un'opportunità difficilmente replicabile attraverso una normale campagna promozionale.
Ma questa stessa forza contiene il rischio dell'effetto vetrina: concentrare tutto sulla rappresentazione esterna senza costruire benefici strutturali. La qualità dell'organizzazione durante l'evento resta essenziale, ma il successo deve essere giudicato anche quando telecamere e sponsor si sono spostati altrove.
L'Italia vuole trasformare gli eventi in una strategia
Il tema scelto per Rimini suggerisce dunque un passaggio dalla logica del singolo appuntamento a quella di una strategia sportiva nazionale. Il calendario dei prossimi anni offre all'Italia un numero eccezionale di occasioni internazionali, ma proprio per questo aumenta la necessità di coordinare infrastrutture, competenze e politiche territoriali.
Se ogni evento sviluppasse un proprio modello completamente isolato, il rischio sarebbe quello di disperdere esperienze e investimenti. Se invece le conoscenze accumulate a Milano Cortina vengono trasferite ai successivi appuntamenti e gli interventi di Napoli entrano in un disegno più ampio di sviluppo urbano e sportivo, la sequenza può produrre effetti maggiori della semplice somma delle singole manifestazioni.
Il ruolo del ministro per lo Sport e i Giovani
Andrea Abodi guida il dicastero senza portafoglio dedicato a Sport e Giovani dall'ottobre 2022. La delega comprende programmazione, indirizzo e coordinamento delle iniziative in materia sportiva, rapporti con le istituzioni nazionali e internazionali del settore e funzioni relative alle politiche giovanili.
Il suo percorso professionale precedente è stato fortemente legato alla gestione sportiva: ha guidato la Lega Serie B ed è stato presidente dell'Istituto per il Credito Sportivo. Questa esperienza rende particolarmente coerente con il suo ruolo il tema del panel di Rimini, nel quale sport, infrastrutture e sviluppo economico vengono affrontati come parti dello stesso sistema.
Alle 15 il confronto entra nella fase politica
Fino all'intervento di questo pomeriggio è possibile definire con precisione soprattutto il perimetro del dibattito. Milano Cortina è terminata e la sua eredità deve ora essere valutata; Napoli si prepara alla prima America's Cup disputata in Italia; il Paese affronta contemporaneamente investimenti in impianti, sport di base e grandi manifestazioni.
Le parole di Abodi potranno chiarire quali priorità il Governo intenda assegnare a questa fase e come venga interpretato il passaggio tra un grande evento concluso e uno in preparazione. Qualsiasi valutazione specifica sulle dichiarazioni del ministro dovrà però necessariamente essere effettuata soltanto dopo il suo intervento delle 15:00.
La domanda che resta: cosa rimane quando finisce lo spettacolo?
È questa, in definitiva, la questione centrale dell'incontro di Rimini. Milano Cortina 2026 ha prodotto medaglie, immagini internazionali e infrastrutture. L'America's Cup promette di portare a Napoli tecnologia, vela, turismo e un'accelerazione degli interventi collegati a Bagnoli. Ma nessuno di questi effetti può essere considerato automaticamente permanente.
Una vera eredità sportiva richiede continuità: impianti che restano aperti, ragazzi che cominciano a praticare una disciplina, volontari che continuano a partecipare, competenze che vengono riutilizzate, aree urbane che migliorano realmente e territori capaci di ospitare nuovi eventi senza dover ricostruire ogni volta il sistema da zero.
Dalla neve al Golfo, il prossimo capitolo dello sport italiano
Il passaggio simbolico dalla montagna al mare rappresenta dunque molto più di una formula efficace per il programma del Meeting. Racconta la fase nella quale si trova oggi lo sport italiano: Milano Cortina ha appena chiuso una delle più grandi manifestazioni mai organizzate dal Paese e Napoli sta preparando un evento che porterà per la prima volta il trofeo dell'America's Cup nelle acque italiane.
Tra i due appuntamenti esiste una possibilità: trasformare l'esperienza accumulata in una politica dei grandi eventi più matura, nella quale il successo non venga misurato soltanto dalle medaglie, dagli ascolti televisivi o dal numero di spettatori, ma da ciò che resta a distanza di cinque o dieci anni.
Alle 15:00 di oggi il confronto del Meeting di Rimini proverà ad affrontare proprio questa domanda. Arianna Fontana e Valentina Greggio porteranno l'esperienza degli atleti; Napoli e Lombardia quella dei territori; il mondo della vela la prospettiva dell'America's Cup; Andrea Abodi sarà chiamato a chiudere il panel dal punto di vista istituzionale. Il punto di partenza è un'Italia che ha appena vissuto i propri Giochi invernali. Quello di arrivo, molto più difficile da misurare, sarà capire se quella esperienza e le prossime riusciranno davvero a cambiare il rapporto del Paese con lo sport.
Voi quale considerate la vera eredità di un grande evento sportivo: nuovi impianti, turismo, risultati agonistici oppure soprattutto un aumento della pratica sportiva tra i cittadini? E pensate che Milano Cortina 2026 e l'America's Cup di Napoli possano lasciare benefici duraturi ai territori che le ospitano? Lasciate un commento e raccontateci quali risultati concreti vorreste vedere negli anni successivi a questi grandi appuntamenti.

